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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/443


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Ei non ha tenuto conto del numero delle porte varcate; appena se ne presenta una nuova, la chiave che deve aprirla, separandosi dal mazzo che tiene in mano, va da sè stessa a collocarsi nella toppa. Infine, eccolo rimpetto alla quarantesima; schiudonsi le imposte, ed egli scorge la funesta cortina di seta, della quale gli ha parlato il genio. Gli sfavillanti caratteri che non deve leggere, percuotono i suoi sguardi; alza precipitosamente la cortina, vede il mare sul quale deve imbarcarsi per giungere finalmente allo scopo de’ penosi suoi travagli, e slanciasi impetuoso per raggiungere il lido. Ma nello stesso istante la porta, cui dimenticò di rinchiudere, gira sui cardini con terribile fracasso che fa tremare il Caucaso sino alle radici.

«Tutte le porte che ha già varcate, tutte quello spelonche rovesciansi e si spezzano con un fragore che sembra far crollare le volte stesse del cielo; legioni di spiriti, sotto le più orribili forme, si precipitano su Habib; i segni più tremendi, le minacce più spaventose ne accompagnano i passi ed i gesti.

«Volgesi Habib per difendersi; se fosse stato suscettibile di timore, quanto lo fu di distrazione, era finita per lui. Ma l’eccesso del pericolo gli restituisce il sangue freddo: rammenta la parola formidabile, e sguainato nello stesso tempo il brando di Salomone, proferisce con ferma voce la magica parola: tosto la folla spaventata dei mostri rientra precipitosamente, la porta che metteva sul mare rinchiudesi con violenza; ma que’ geni malefici non sono rientrati tutti.

«Una parte si è precipitata nel mare, e ne commove gli abissi: i flutti sollevansi nel più alto dell’aere; chiamando da lungi i vapori, ne compongono nembi tremendi. Il giorno scompare, si oscura il sole, cominciano i tuoni a rumoreggiare, le nubi compresse combattono contro i venti scatenati, e le onde sorda-