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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/438


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immense che troverete; agli occhi di Salomone, l’oro e le pietre preziose erano le cose più vili, e benchè se ne sia servito per far opere la cui memoria durerà in eterno, le rese con compiacenza alle viscere della terra, d’onde la sua scienza seppe trarle, non istimandole necessarie alla felicità de’ mortali.

«Se nel passaggio di queste quaranta sale, si trovasse qualche oggetto la cui spiegazione si negasse all’intelligenza vostra, fregate la lama della scimitarra, ripetendo le parole che avrete tenute in mente, e troverete il senso degli enimmi che vi si presenteranno.

«Non ho bisogno, o virtuoso principe, di premunirvi contro la cupidigia e l’indiscrezione, cagione primaria della perdita de’ cavalieri che prima di voi tentarono la perigliosa avventura; imparaste sotto le tende dell’emiro Selama in che consistano la vera ricchezza e potenza; l’oro non dà splendore a’ suoi padiglioni; ei non è costretto a raccoglierne ed a spargerne: un esercito formidabile marcia al primo suo cenno; la buona scelta delle cose utili e lo spregio del superfluo compongono la sua abbondanza.

«Anche la curiosità è un difetto che bisogna fuggire. Rammentate che quanto potrà risvegliarla nell’impresa che siete per tentare, è assolutamente dannoso all’uomo che non conosce le trecentosessantasei verità, principio unico della sapienza di Salomone.

«Soprattutto, quando avrete aperta la quarantesima porta, oltre la quale è il termine del sotterraneo vostro viaggio, guardatevi dal fermare gli sguardi su ciò che vedrete: dinanzi vi starà un velo di seta: vi colpiranno gli occhi caratteri d’oro ed in rilievo; stoglieteneli: vi leggereste la vostra sentenza di morte, che avrebbe la sua esecuzione nello stesso istante. Ma sollevate la cortina, e sarete colpito dal più leggiadro spettacolo, se sin allora osserverete saggiamente le regole di prudenza che v’ho insegnate; vedrete il primo de’ sette