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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/427


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pellirlo nella rena per evitare il contagio pestilenziale ond’eravamo minacciati. —

«A tal notizia, l’emiro lacerasi la veste, si strappa la barba e copresi il capo di cenere. L’inconsolabile madre di Habib fa risuonare il campo delle sue grida, e le sessantasei tribù di Selama sono piene di lutto.»

NOTTE CDLXXII

— Ma torniamo al giovane principe sì indegnamente abbandonato dai compagni. Uscito dal sopore, nel quale immerse lo aveva il veleno, si alzò, riebbe i sensi e la memoria, e cercò in qual luogo si trovasse. Il silenzio regnava all’intorno. Spinge lontano la vista, e non vede che deserti; domanda i compagni, cerca l’armi, il cavallo: tutto è scomparso. — O tradimento!» sclama; «piangi, Arabia sciagurata! i tuoi cavalieri han perduta la loro virtù. Temettero le fatiche e la morte, e per isfuggire al timore, caddero nell’infamia.—

«Esalati così gli amari suoi lamenti, si pose Habib in ginocchio vicino alla fonte, fece la sua abluzione, e volse le preghiere a Dio ed al suo gran profeta con maggior fervore senza dubbio, ma con pari tranquillità come se fosse stato sotto le tende del padre.

«Volti gli sguardi verso la stella del Nord, che ormai esser deve la sola sua guida, scopre un alto monte scosceso cui si decide a varcare, e vedesi appresso il mantello o lo scudo. — Cari presenti del cielo,» sclama, «voi isfuggiste alle mani della perfidia; mi sarete propugnacolo e difesa.» Si trova nella