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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/424


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bagagli; riconducete i camelli: io so coricarmi e dormire a ciel sereno. Non era già per mio soccorso ch’io acconsentii che mi seguiste; credeva foste nati per la gloria, e l’amaste; era bramoso di dividere la mia con Arabi valenti, con fratelli: questo titolo più non vi conviene; separiamci. Tornate da Selama; ditegli che avete lasciato suo figlio sul cammino della gloria, armato di forza e coraggio, sotto la protezione del gran profeta, e pieno di speranza d’un felice successo. —

«La fermezza di quel discorso sorprese i compagni di viaggio del giovane, ma non li scosse, e lo considerarono come un pazzo ostinato che tutto sagrificava per correr dietro a vane chimere. — Noi siamo responsali della nostra esistenza,» dicevano tra loro, «alle nostre mogli ed a’ nostri figliuoli; e saremmo tanti insensati per seguire i capricci d’un giovanetto che cerca la morte correndo dietro a quel monte Caucaso che sembra fuggirne davanti! Si consumano i nostri arnesi, i cavalli deperiscono, e ci troveremo senza risorse nel bel mezzo dei deserti. Nondimeno,» soggiungevano, «se torniamo senza di lui in Arabia, Selama ci riguarderà come vili che hanno abbandonato suo figlio, e non potremo sfuggire alla di lui vendetta. Se questo Habib potesse morir qui! Non mancano piante per imbalsamarlo; lo collocheremmo sur uno de’ nostri camelli, riconducendolo tranquillamente al padre. —

«La viltà conduce all’ingratitudine, e questa procede al delitto. I perfidi compagni di Habib lo propongono alla prima; ma come sorprendere il vigile principe? sempre armato, sempre pronto a vender cara la vita a chi rapir glie la volesse, la notte riposa sullo scudo, al minimo rumore è desto, il suo valore e l’attività sua giammai non si perdono nel riposo.