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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/422


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mano; datemi soltanto alcuni camelli carichi d’oro e di cose preziose da poterle offrire in dono, e tosto mi metto in viaggio per alla volta del Caucaso, ove debbo trovare le armi del gran Salomone, senza le quali non posso trionfare degli ostacoli per ottenere la di lei mano. Se Dio conserva i miei giorni, e mette il colmo alla mia felicità, verrò a gustarne le dolcezze a voi vicino; se, invece, il fine della mia vita è prossimo, voi dovete adorare i decreti dell’Onnipotente; credo, del resto, che se restassi qui, il dolore e l’amore m’avrebbero in breve ridotto al sepolcro. Lasciatemi adunque partire e compiere il mio destino; imperocchè, da quando fui concepito da mia madre, fu scritto sulla mia fronte che debbo traversare i deserti, varcare i monti, e percorrere tutte le terre e tutti i mari. —

«Il principe recitò poi alcuni versi che dipingevano l’eccesso della di lui passione. — Il mio cuore,» diceva, «è oppresso: l’afflizione mi divora; sua lontananza mi fa versar lagrime di sangue. Voi che la vedete, riferitele i miei voti, o fatele conoscere i tormenti che provo. —

«Selama, vedendo inutile l’opporsi al disegno del figliuolo, diede, piangendo, gli ordini necessari per la sua partenza: quattro camelli portavano i donativi destinati alla bella Dorrai Algoase, e venti cavalieri dei più intrepidi doveano accompagnare il principe.

«Habib si rivesti d’una corazza simile a quella di David, e chiese le armi. Gli scudieri gliele portarono, conducendogli nel medesimo tempo un superbo cavallo arabo che soleva montare.»