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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/420


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«— Chi è questo vecchio?» disse il giovane a Dorrai Algoase. — È,» rispos’ella, «uno dei miei visiri, quello che qui mi condusse.» Voltasi quindi al visir, gli chiese qual motivo l’avesse costretto a venire prima d’averlo chiamato.

«— Gran regina,» rispos’egli, «vengo a rendervi conto di quanto accade nei vostri stati; i principali fra i geni vogliono vedervi. Io dissi loro che eravate nel palazzo, ma che affari indispensabili non vi permettevano di presentarvi. Manifestarono il loro malcontento, lagnandosi che non avete per essi i riguardi cui pretendono meritare. Alcuni di loro, geni malefici e pericolosi, minacciano anzi di ribellarsi, e far sollevare la nazione intera dei geni. —

«Dorrat Algoase fu meno spaventata dalle minacce dei geni, che afflitta di doversi separare dal principe.

«— Perchè non posso,» gli disse, «condurvi con me, e stringere da questo stesso istante i legami d’un’unione che deve formare la nostra felicità! Ma il destino vi si oppone: voi non potete esser mio se non dopo aver sopportati molti disagi e fatiche. Pensate a me nei momenti più perigliosi; che la memoria di Dorrat Algoase, e di ciò che fece per voi, infiammi il vostro coraggio, e v’innalzi al di sopra della condizione dei figli d’Adamo. —

«La regina dei geni disse poscia al visir di prepararsi a portarla nei suoi stati. Egli riprese tosto la forma d’un uccello di prodigiosa grossezza, con un ricco padiglione sulle spalle; la regina vi sedè, salutò Habib, ed allontanossi rapidamente, accompagnata dalle ninfe che volavano a lei intorno sotto la forma d’uccelli più piccoli.

«Il principe, dopo aver seguita cogli occhi la sua amante per tutto il tempo che gli fu possibile, la perdette infine di vista; rimase alquanto immobile,