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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/42


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Dacchè l’ho trovato, e che di mese in mese ei viene alla mia corte, non mi fu possibile sapere da lui il luogo di sua dimora, ed io non ho voluto violentarlo per cavargliene suo malgrado il segreto; ma io ti credo abbastanza destra per fare in modo che la mia curiosità rimanga appagata, senza che nè lui, nè persona veruna della mia corte ne sappia nulla. Sai ch’egli è qui, e siccome suol andarsene senza prendere congedo da me, come neppure da alcun altro della mia corte, ti prego di non perder tempo; va, segui i suoi passi, e fa in modo di scoprire dove si ritira, onde portarmene la risposta. —

«Nell’uscire dal palazzo del sultano, avendo la maga saputo in qual sito il principe Ahmed avesse trovata la freccia, si recò colà sollecitamente, e si nascose tra le rocce in modo da non poter essere veduta.

«Alla domane, partito Ahmed allo spuntar del giorno, senza aver preso commiato nè dal sultano, nè da altro cortigiano, la maga, vedendolo venire, lo accompagnò cogli occhi sinchè lo smarrì di vista lui e la sua comitiva.

«Siccome le rupi formavano una barriera insuperabile ai mortali, sia a piedi, sia a cavallo, tanto erano scoscese, la maga giudicò una delle due cose: o che il principe si celasse in una caverna, oppure in qualche luogo sotterraneo, in cui geni e fate facessero loro dimora. Quando pertanto ebbe stimato che il principe ed il suo seguito fossero scomparsi rientrando nella caverna o nel sotterraneo, essa uscì dal luogo ov’erasi nascosta, ed andò direttamente allo sfondo in cui avevali veduti sparire; vi entrò, ed avanzando sin dove dividevasi in parecchie svolte, guardò da tutte le parti, andando e tornando più volte sui propri passi. Ma ad onta della sua diligenza, non le venne fatto di scorgere alcun’apertura di caverna,