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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/39


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gioviale della fata, «siccome non mi sento colpevole della dimenticanza onde mi parlate, preferisco soffrire il rimprovero vostro, senza averlo meritato, anzichè espormi ad un rifiuto, dimostrandovi una sollecitudine fuor di luogo d’ottenere cosa che avrebbe potuto riescirvi discaro d’accordarmi. — Principe,» ripigliò la fata, «non voglio che abbiate ormai più tali riguardi per me; e perchè un fatto simile più non accada, essendo già un mese che non avete veduto il sultano delle Indie vostro padre, mi pare che non dobbiate mettere, nelle visite da fargli, maggior intervallo d’un mese. Cominciate dunque da domani, e continuate così di mese in mese, senza esservi bisogno che me ne facciate parola, od attendiate ch’io ve ne favelli; vi acconsento assai volontieri. —

«Il principe Ahmed partì dunque il giorno seguente colla stessa comitiva, ma più splendida, ed egli medesimo più magnificamente montato, equipaggiato e vestito della prima volta, e fu dal sultano ricevuto colla stessa gioia e compiacenza, continuando così per molti mesi a visitarlo, sempre in un equipaggio più sfarzoso.

«Alla fine, alcuni visiri, favoriti del sultano, i quali giudicarono della grandezza e potenza del principe Ahmed dai segni ch’ei ne mostrava, abusarono della libertà che il sultano loro concedeva di parlargli, per fargli sorgere nell’animo qualche sospetto contro di lui. Gli dimostrarono come non fosse prudenza ignorare dove il figliuolo si ritirasse, d’onde ritraesse di che fare tanta spesa, egli cui non aveva assegnato appannaggio, nè rendita di sorta, e che parea non venisse alla corte se non per imporgli, ostentando di mostrare che non aveva bisogno delle sue liberalità per vivere da principe, e finalmente esser da temere non gli sollevasse i popoli per tentare di detronizzarlo.