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più a lungo, gli augurò felice viaggio e riprese la via di Damasco.

«Frattanto i nemici che l’uomo generoso avea presso il governatore, cercarono di approfittare della circostanza per perderlo. — Sapete voi,» disse uno di essi, chiamato Hassan, ad Abdalmalek, «perchè Attaf è partito sì tardi a fare i suoi addii al gran visir? — Perchè?» chiese il governatore. — Per trovarsi solo con lui,» riprese Hassan, «e poter intertenersi più liberamente, imperocchè il primo visir abitò incognito alcuni mesi nella sua casa. È forse anche per vedere un’altra volta sua moglie, che Attaf recasi da Giafar dopo di voi.

«— Di qual moglie volete parlare?» disse il governatore. — Della moglie d’Attaf,» ripigliò Hassan, «di quella giovane ch’egli ha ripudiata per darla al gran visir. — Come!» sclamò il governatore; «sarebbe la bella Zalica, la più giovane delle mogli d’Attaf, quella ch’egli amava più di tutte le altre? — Ella medesima appunto,» riprese Hassan; «questa separazione sarà stata dolorosa per Attaf, ma che cosa non si fa per soddisfare la propria ambizione! Egli spera che il gran visir, per questa compiacenza, vorrà fargli concedere il governo di Damasco. —

«Quei perfidi discorsi produssero sullo spirito del governatore l’effetto che se ne aspettavano i nemici d’Attaf; egli concepì una forte gelosia contro di lui, e risolse di disfarsene sul momento. In tal pensiero, fece nascondere, quella stessa notte, il cadavere di un uomo assassinato nel giardino d’Attaf. All’indomani, dopo alcune perquisizioni, fatte soltanto per la forma in diversi luoghi, si entrò in casa dell’ospite di Giafar.

«L’ufficiale di polizia, incaricato di quella commissione, era istruito d’ogni cosa e ligio al governatore: il cadavere fu trovato. S’impadronirono di Attaf e lo condussero davanti Abdalmalek. Egli finse