Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/353


337


L’ufficiale, dal canto suo, gli confidò che il principe si era incamminato verso l’Egitto, e che avevalo accompagnato fino al tal luogo. Gli descrisse la sua situazione, e gli diede tutti i dettagli necessari che potevano servirgli a trovarlo e riconoscerlo.

«Lo schiavo lo ringraziò di nuovo, e partì subito per recarsi al luogo che gli avevano indicato. Continuò poscia il viaggio, domandando dappertutto notizie del giovane che dipingeva, ed assicurandosi, con informazioni che aveva cura di prendere destramente, di tutti i luoghi per dov’era passato. Giunto nel paese ove dimorava il principe, non trovò alcuno che potesse rispondere alle sue domande. Inquieto di questa circostanza, rimontò a cavallo per continuare il cammino.

«All’uscire dal villaggio, vide un asino legato ad una corda, tenuta da un fanciullo sdraiato in terra, e che dormiva profondamente. Lo guardò passando, senz’altro sentimento che quelle d’una pietà naturale, e disse fra sè:

«— Se colui che io cerco fosse ridotto alla condizione di questo infelice che dorme vicino alla strada come potrei io trovarlo? L’età, le fatiche, la miseria, hanno certamente cambiata la sua fisonomia, e non potrei riconoscerlo anco se mi fosse dinanzi. Me lasso! finora mi sono sempre ingannato: tutte le mie fatiche, i miei viaggi saranno riusciti inutili. —

«Occupato da tali riflessioni, lo schiavo si abbandonava alla disperazione, e percuotendosi il viso: — Forse,» soggiunse poscia, «questo infelice non è, come potrebbesi credere a prima vista, il figlio di un contadino. Bisogna che sappia chi sia.» Ciò dicendo, ritorna sui suoi passi, e sceso da cavallo, siede vicino al fanciullo. Lo esamina o lo considera attentamente da capo a piedi; poscia fa un po’ di rumore e tossisce onde svegliarlo.