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NOTTE CDLXI

— «Mentre stava sempre in preda a quest’incertezza, incontrò uno degli ufficiali al quale il giovane principe erasi fatto conoscere quando stava seduto vicino alla porta della città. Quest’ufficiale riconobbe lo schiavo, avendolo sovente veduto da Schah-Khaton, si pose a conversare con lui, gli parlò della regina, e gli domandò che cosa venisse a fare in Persia. Lo schiavo rispose esser venuto a vendere mercanzie, e che tornava in Egitto. — In questo caso, «riprese l’officiale, «voi potrete annunziare a Schah-Khaton ciò che ora vi racconterò intorno a suo figlio. —

«L’ufficiale narrò allora allo schiavo il mode col quale egli e vari suoi compagni avevano incontrato il principe, e com’era sfuggito dalle mani degl’infedeli. — Sia lodato Iddio!» disse fra sè il falso mercante; «colui che io non interrogava, mi dice di più di quello che desiderava sapere.» Pregò poscia l’ufficiale di non dir ad alcuno ciò che aveva scoperto. — Io ve lo prometto,» gli disse l’ufficiale, che aveva notata la gioia dimostrata dallo schiavo, «e non tradirò il vostro segreto, quand’anche sapessi che siete venuto qui appositamente per aver notizie di Malik-Schah.—

«Lo schiavo, assicurato dalla buona fede e dalla generosità dell’ufficiale, gli dipinse l’inquietudine di Schah-Khaton, e gli svelò il mistero del proprio viaggio.