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perire gl’innocenti; ora perderò la vita alla mia volta, come autore di un omicidio di cui non son reo. —

«Mentre, in preda a tali riflessioni, passeggiava nella corte della prigione, un uccello venne a posarsi rimpetto a lui. Beherkerd, senza pensarvi, raccolse un sasso, e lo gettò all’uccello. Il sasso non lo colpì, e passò al disopra della prigione. Il figlio del re d’Oman giuocava per caso al maglio in una piazza vicina; il sasso cadde su lui, lo ferì all’orecchio, e gli fece provare un dolore sì acuto, che rimase alcun tempo privo di sensi.

«Si cercò da qual parte fosse venuto il sasso, e si riconobbe ch’era stato lanciato dal nuovo prigioniero, già sospetto di assassinio. Condotto dinanzi al principe, questi ordinò di decapitarlo. Quando gli fu tolto il turbante, il giovane notò che gli mancava un orecchio, e gli disse:

«— Il castigo che ti si fece subire tagliandoti un orecchio, prova che hai commesso più di un delitto. —

«Beherkerd, avendo chiesto il permesso di giustificarsi, narrò l’accidente che gli aveva fatto perdere l’orecchio, ed aggiunse che avrebbe potuto far perire chi n’era stato l’autore, ma che avevagli perdonato. Il principe d’Oman, guardandolo allora con maggior attenzione, lo riconobbe e sclamò: — Voi siete il re Beherkerd!» Nello stesso tempo, corse da lui e lo strinse fra le sue braccia.

«Si resero a Beherkerd gli onori dovuti al suo grado, fu rivestito d’abiti magnifici e lo si fece sedere vicino al giovane principe, che gli chiese per qual catena d’avvenimenti fosse caduto in una posizione sì dolorosa, ed era stato tanto vicino alla morte. Beherkerd gli fece il racconto del suo naufragio, dello sfortunato incontro che avevalo fatto credere un assassino, e del caso che gli fece scagliare il sasso al disopra delle mura della prigione.