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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/307


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e mi parlò così: — Il vostro nemico ha cessato di confidare in Dio; l’orgoglio s’è insinuato nel suo cuore; egli attribuisce il proprio trionfo al suo valore; voi solo potete ora sbaragliarlo. — «Prestai fede al discorso del dervis; radunai la mia debole scorta, cui aveva inspirati sentimenti uguali ai miei, e mossi contro il nemico. Gli piombammo addosso di notte, mandando spaventose grida; ci credette in gran numero, e prese la fuga.

«Ecco in qual guisa ricuperai i miei stati per l’onnipotenza di Dio; è in lui solo ch’io ripongo oggimai la mia speranza, e non manco d’implorarne l’assistenza in tutte le guerre cui m’accingo. —

«Bakhtzeman, udendo la storia di Khadidan, credè svegliarsi da un lungo sonno. — Gloria a Dio, onde ora riconosco tutta la potenza,» sclamò. «La vostra storia, sire, è precisamente la mia. Io vi nascosi il nome e le mie sventure; ma il servizio che or mi rendeste, dissipando il mio accecamento, m’astringe a svelarvi il mio segreto. Io sono il re Bakhtzeman; la fiducia da me riposta nelle mie proprie forze mi fe’ perdere la corona, e rese inutili gli sforzi che ho fatto per ricuperarla; voglio approfittare del vostro esempio, e prendere d’or innanzi la strada che voi m’insegnaste. —

«A quelle parole, Bakhtzeman prese congedo dal re Khadidan, e ritirossi in una solitudine per piangervi i suoi falli, e dedicarsi unicamente agli esercizi di pietà ed al servigio di Dio. Una notte che tranquillamente dormiva, vide in sogno un vecchio che gli tenne il seguente discorso:

«— Il Signore ha esaudite le tue preghiere: è pago del tuo pentimento, ti accorderà il suo soccorso, e ti farà trionfare sul nemico tuo.» Bakhtzeman, pieno di fiducia in quella visione, s’incamminò verso il suo regno. Giunto alla capitale, incontrò alcune persone