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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/288


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«Quei detti fecero tale impressione sul cuore di Behezad, che concepì tosto una violenta passione per la principessa: la sua salute si alterò, il viso divenne pallido, e cadde in una tetra malinconia che nulla poteva dissipare. Suo padre s’accorse di quel cambiamento e gliene chiese la cagione. Il principe si turbò, arrossì, cedette alle istanze del padre e gli confessò la propria passione.

«— Perchè,» gli disse allora il re, «abbandonarti alla tristezza, e lasciarti così consumare inutilmente? La principessa di cui sei invaghito, può diventare tua sposa. Io la domanderò per te al re suo padre: la mia potenza pareggia la sua, e spero che non isdegnerà la nostra parentela. —

«Allorchè Behezad ebbe concepita la speranza di ottenere l’oggetto della sua passione, l’impazienza sottentrò all’abbattimento. Il re di Persia mandò tosto un ambasciatore al re del Turchestan per chiedergli la mano della figlia, pregandolo di fissare egli stesso le condizioni del matrimonio col principe persiano. Il re del Turchestan acconsentì a dare la figlia in moglie al principe, col patto però che riceverebhe seicentomila pezze d’oro.

«Il re di Persia mandò tosto quanto trovavasi nel tesoro, e fe’ dire al sire del Turchestan che avrebbe mandato fra breve a prendere la principessa, e farebbegli rimettere allora il resto della somma. Informatone poi Behezad, gli disse: — Tu sei frattanto sicuro di possedere la principessa; non resta più che a pagare una modica somma a suo padre; appena l’avrò raccolta, manderò tosto a prenderla. —

«Quel ritardo fe’ andar sulle furie il giovane: abbandona bruscamente il padre, prende la spada, la lancia, monta a cavallo, esce dal palazzo, e si allontana dalla capitale. Camminando così più giorni, passò i confini del regno paterno, progettando assalire