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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/28


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starne; e siccome il principe non ne aveva mai inteso parlare e li trovava squisiti, ne tesseva l’elogio, sclamando che il buon pasto ch’ella faceagli fare superava tutti quelli the si usavano tra gli uomini. E lodò del pari l’eccellenza del vino che gli fu servito, del quale non cominciarono però a bere, la fata e lui, se non all’ultima portata, composta sol di frutta, dolci, ed altre cose adatte a farla parer migliore.


NOTTE CDII


— Dopo la frutta, la fata Pari-Banù ed il principe Ahmed allontanaronsi dalla tavola, che fu sul momento levata, e sedettero a loro agio sul sofà, appoggiandosi ai cuscini di stoffa di seta a fiori di vario colore; lavorò all’ago di grande delicatezza. Tosto entrarono nella sala geni e fate in gran numero; dando principio ad un ballo de’ più maravigliosi, continuandolo finchè la fata ed il principe si alzarono. Allora i geni e le fate, continuando a danzare, uscirono dalla sala, precedendo i novelli sposi sino alla porta della stanze nella quale sorge il talamo nuziale, disponendosi, quando vi furono giunti, in due file per lasciarli passare; indi, ritiratisi, li lasciarono in libertà di coricarsi.

«La festa delle nozze fu proseguita la domane, o piuttosto i giorni, che ne seguirono la celebrazione, furono una festa continua; che la fata Pari-Banù, cui la cosa riusciva agevole, seppe variare con nuovi intingoli e cibi diversi ne’ conviti, con nuovi concerti; nuove danze, e spettacoli e divertimenti vari, tutti