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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/247


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«— La tua saggezza, o Hicar; supera tuttociò che ne pubblica la fama; tu sei la forza e la gloria dell’Assiria. Felici i sovrani che hanno tali ministri! Tu adempisti alle condizioni della sfida da me proposta al re assiro; va, ora ti farò consegnare le rendite triennali dell’Egitto: vi aggiungerò le spese del tuo viaggio, regali pel tuo signore, ed i novecento talenti che mi chiedesti per la paga d’un esercito. Attestagli la mia ammirazione per la sua potenza, e il mio desiderio di vivere in buon’armonia con lui. Tu partirai domani. Che l’angelo di salute ti accompagni, e ti faccia arrivare sano e salvo a Ninive.»


NOTTE CDXLVII


— Faraone fece poscia vestire Hicar d’un magnifico abito, e distribuirne altri a tutte le persone del suo seguito. Il visir gli si prosternò dinanzi, e lo pregò di ordinare che tutti gli Assiri venuti da poco tempo a stabilirsi in Egitto, fossero obbligati a ritornare con lui. Faraone acconsentì, e fece tosto pubblicare un apposito decreto. Hicar partì colmo di onori, e portando ricchezze e tesori immensi. Sencharib, informato del suo ritorno e de’ suoi successi, andò ad incontrarlo ad un miglio da Ninive, lo abbracciò e lo accolse coi più grandi onori, chiamandolo pubblicamente proprio padre, il vendicatore dell’Assiria, la gloria del suo regno; e gli disse di scegliere la ricompensa che desiderava, e di prendere,