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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/24


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abbellivano la volta a foggia di cupola, e la ricchezza inestimabile delle suppellettili, gli parvero novità sì rara, che ne dimostrò la propria ammirazione, sclamando di non aver mai veduto nulla di simile, nè credeva che nulla veder si potesse se ne approssimasse.

«— Vi assicuro però, — riprese la dama, «che questa è la minor parte del mio palazzo, e ne converrete quando ve ne avrò fatto vedere tutti gli appartamenti. —

«La dama sedè sur un sofà; il giovane prese posto accanto a lei, ed alla preghiera ch’egli le volse: — Principe,» cominciò, «vi meravigliate, voi dite, perchè io vi conosca senza che voi mi conosciuta; ma cesserà il vostro stupore quando vi avrò palesato chi sono. Voi non ignorate, senza dubbio, una cosa che la vostra religione v’insegna, ed è che il mondo trovasi abitato da genial pari che da uomini. Io sono figliuola d’uno di questi geni, de’ più possenti e distinti, ed il mio nome è Pari-Banù; talchè dovete cessare dal maravigliarvi che io conosca voi, il sultano nostro padre, i principi vostri fratelli e la principessa Nuronnihar. Sono parimenti informata del vostro amore e del vostro viaggio, onde potrei dirvi tutte le circostanze, poichè fui io a far porre in vendita a Samarcanda il pomo artificiale, che vi compraste; a Bisnagar, il tappeto trovatovi dal principe Hussain, ed a Sciraz il tubo d’avorio che ne riportò il principe Alì. Ciò basterà a farvi comprendere che nulla mi è ignoto di quanto vi risguarda. Aggiungerò soltanto che mi sembraste degno d’una sorte più felice di quella di possedere la principessa Nuronnihar, e che per farvici pervenire, trovandomi, io presente al momento che scoccaste la freccia, cui vi reggo in mano, e prevedendo non avrebbe oltrepassato nemmeno quella del principe Hussain,