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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/235


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NOTTE CDXLV


— Lo stesso Sencharib non tardò a pentirsi della precipitazione con cui aveva fatto perire il visir. Mandò a cercare Nadan, gl’impose di radunare gli amici ed i parenti di suo zio, di vestire con essi il lutto, di piangere, affliggersi, coprirsi il capo di cenere, ed osservare tutte le cerimonie colle quali si suol dimostrare il pubblico duolo per la morte delle persone distinte, care allo stato ed alle loro famiglie.

«Nadan, in vece di eseguire gli ordini del re, riunì una brigata di giovani malvagi al par di lui, li condusse alla casa dello zio, imbandì loro un lauto banchetto ove regnò il disordine e la licenza: si maltrattarono i servi d’Hicar, s’insultarono le di lui schiave; sua moglie stessa non fu risparmiata. Il fracasso ed il tumulto si fecero udire perfino nel sotterraneo ov’egli stava nascosto. L’infelice, pieno d’indegnazione, volgeva a Dio le sue preghiere, supplicandolo di punire quell’eccesso d’impudenza e di barbarie.

«Frattanto i re vicini, udita la morte del saggio Hicar, rallegraronsi al vedere Sencharib privo del più fermo sostegno della sua potenza. I nemici dell’impero ne menaron vanto, e cercarono ogni pretesto per invadere l’Assiria.

«Il re d’Egitto, il quale aveva più d’una volta esperimentato che il saggio Hicar non la cedeva ai suoi preti e ministri, pretese allora di superare il monarca assiro in saggezza e potenza, e fece tosto par-