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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/232


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lettera ricevuta. Il re, vedendo quel movimento, non dubitò che Hicar non fosse risoluto di attaccarlo a forza aperta. Spinto dall’ira, voleva subito cominciare la zuffa e vendicarsi di quella perfidia; ma Nadan ebbe cura di far suonare la ritirata, lo consigliò di tornare al suo palazzo, e gli promise di condurgli all’indomani il vecchio carico di catene, e respingere i nemici.

«Infatti, Nadan si recò all’indomani dallo zio, dissegli che il re era assai soddisfatto della maniera colla quale aveva eseguiti i suoi ordini, che non dubitava l’aspetto dei due eserciti, il buon ordine che vi regnava, la precisione colla quale vennero eseguiti i movimenti, non avessero fatta viva impressione sugli ambasciatori egizi; ma che, per incuter loro maggior timore, e dare una più grande idea della potenza assoluta del re sui principali suoi sudditi, Sencharib desiderava che si lasciasse condurre al palazzo carico di catene.

«Hicar, alieno dal dubitare di quanto si tramava contro di lui, acconsentì senza esitare ai reali desiderii. Si lasciò legare piedi e mani, e così fu condotto al palazzo. Quando il re lo ebbe veduto, rimproverogli la sua ingratitudine e perfidia, e gli mostrò le due lettere scritte da lui ai re di Persia e d’Egitto.

«Quella vista fece tale impressione sul misero Hicar, che rimase interdetto: tremò per tutte le membra, la ragione turbossi, la sua lingua ammutolì, tutta la sua sapienza lo abbandonò, e non potè proferire una sola parola per giustificarsi. Il re, vedendolo colla testa bassa e gli occhi fitti a terra, fu sempre più convinto del suo delitto. Fece venire il carnefice, e gli ordinò di andar a tagliare la testa all’antico visir fuor dalla città, e gettarla lontana dal cadavere.

«Hicar ebbe appena la forza di chiedere al re, per unica grazia, di venir decapitato alla porta della sua