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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/224


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chi al cielo, riconobbe il suo autore, e gli disse con voce alta e nell’amarezza del cuore: — Sovrano padrone del cielo e della terra; creatore di tutti gli esseri viventi, esaudisci le mie preghiere, dammi un figlio che formi la consolazione del resto de’ miei giorni, che possa succedermi, m’assista alla morte, mi chiuda gli occhi ed eseguisca le ultime mie volontà!» Appena ebbe finita tale preghiera, udì una voce che diceva: — Perchè riponesti dapprima la tua fiducia nelle immagini scolpite, resterai senza prole; ma tu hai un nipote: prendi Nadan, il figlio di tua sorella, adottalo, comunicagli la tua scienza, la tua abilità e saggezza, e sia il tuo erede. —

«Hicar obbedi subito agli ordini del cielo; prese il piccolo Nadan che poppava ancora, e lo consegnò ad otto scelte donne, alle quali affidò la cura della sua prima educazione; fu il bambino vestito di seta, di porpora e scarlatto, e circondato di preziosi tappeti. Uscito dall’infanzia, diventò grande e forte colla rapidità dei cedri che nascono sul monte Libano. Gli fu insegnato a leggere e scrivere, e gli si diedero i migliori maestri in tutte le scienze. Dotato di spirito vivo e penetrante, d’una memoria felice, fece dapprima grandi progressi, e superò in breve le speranze concepite di lui. Hicar gl’insegnava in persona la saviezza, più difficile a conseguirsi di tutte le altre scienze, e cercava l’occasione di farlo conoscere al re. Quest’occasione si presentò fra non molto da sè.

«Sencharib, conversando un giorno col visir, gli disse: — Mio caro Hicar, modello di tutti i ministri, mio fedel consigliere, depositario de’ miei segreti, sostegno del mio trono, gli uomini tuoi pari dovrebbero essere immortali; ma vedo con dispiacere che tu sei avanzato in età; la tua vecchiaia mi fa temere pe’ tuoi giorni; e chi potrà surrogarti appo di me?

«— Principe,» rispose Hicar, «sono i monarchi