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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/223


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Il sultano delle Indie disse che udrebbe volontieri quella storia, ed infatti Scheherazade la cominciò l’indomani di tal guisa:


NOTTE CDXLIII


STORIA DEL SAGGIO HICAR.


— Sire, Sencharib, re dell’Assiria e di Ninive, aveva un visir di nome Hicar. Era questi l’uomo più istruito di que’ tempi in tutte le scienze, e lo si chiamava, a buon dritto, il Saggio, il Filosofo. L’estensione delle sue cognizioni, la sua prudenza ed abilità, rendendolo il più fermo sostegno del trono d’Assiria, facevano insieme la felicità e la prosperità dell’impero.

«Hicar possedeva immense ricchezze; il suo palazzo, il quale non la cedeva in grandezza e magnificenza a quello del monarca, racchiudeva nelle sue mura sessanta altri palagi, occupati da altrettante principesse da lui sposate. Malgrado tanto numero di donne, Hicar non aveva figli, e questa privazione gli arrecava gran dispiacere.

«Un giorno, radunò egli i savi, gli astrologhi, i magi, ed esposto loro il soggetto del suo dolore, chiese se conoscessero un mezzo di farne cessar la cagione. Lo consigliarono a rivolgersi agli dei ed offrir loro sagrifizi per ottenere la prole che tanto desiderava. Hicar ne seguì i consigli: implorò il favore degli dei, si prosternò dinanzi alle loro immagini, arse incenso sui loro altari, immolò numerose vittime, ma essi furono sordi alle di lui preghiere.

«Pieno di tristezza, uscì dal tempio, alzò gli oc-