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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/16


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«Quando Ahmed, prendendolo dalle mani di Alì il tubo d’avorio, ebbe guardato, e veduta la principessa Nuronnihar sì poco lontana dal termine de’ suoi giorni, preso la parola, e voltosi ai giovani: — Fratelli,» disse, «la principessa Nuronnihar, che forma egualmente l’oggetto de’ nostri voti, trovasi in fatti in uno stato che l’avvicina alla morte d’assai; ma per quanto mi pare, purchè non perdiamo tempo, avvi ancor modo di preservarla dal passo fatale. —

«Traendosi allora dal seno il pomo artificiale da lui acquistato, e mostratolo ai fratelli: — Questo pomo,» soggiunse, «non mi è costato meno del tappeto e del tubo d’avorio che ciascuno di voi riportò dal suo viaggio. L’occasione che si presenta di mostrarvene la maravigliosa virtù, fa sì ch’io non mi dolga delle quaranta borse ch’esso mi costa. Per non tenervi più a luogo sospesi, esso ha la virtù che un ammalato, fiutandolo, anche in agonia, ricupera sull’istante la salute: l’esperienza che ne feci mi vieta di dubitarne, e posso mostrarne a voi pure l'effetto nella persona della nostra cara cugina Nuronnihar, se ci sollecitiamo quanto è d’uopo per soccorrerla.

«— Se così è,» riprese Hussain, «non possiamo usare maggior diligenza che trasportandoci sull’istante nella stanza della principessa per mezzo del mio tappeto. Non perdiamo tempo; avvicinatevi, sedete qui con me; esso è abbastanza grande per contenerci tutti e tre senza incomodo; ma prima di tutto diamo ciascuno ordine ai nostri servi di partir subito insieme, e venirci a trovare al palazzo. —

«Dato l’ordine, Alì ed Ahmed sedettero sul tappeto con Hussain, ed avendo tutti e tre il medesimo interesse, formarono pure il medesimo desiderio di essere trasportati nella stanza di Nuronnihar; il desiderio fu esaudito sull’istante, e vennero trasportati sì celeremente, che si avvidero bensì di trovarsi nel