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della considerazione ch’egli ha di non negarmi nulla di quanto gli chiedo pel servigio de’ miei amici: lasciatemi dunque fare, e ne vedrete l’esito. —

«Noreddin accondiscese alla volontà del califfo, e siccome eravi nel salone l’occorrente per iscrivere, il califfo vergò questa lettera al re di Balsora, in cima alla quale, quasi all’estremità della carta, aggiunse questa formola, in carattere minutissimo: «In nome di Dio misericordioso;» per dinotare che voleva essero obbedito assolutamente.


LETTERA


DEL CALIFFO AARON-AL-RASCHID AL RE DI BALSORA.


««Aaron-al-Raschid, figlio di Mahdi, manda questa lettera a Mohammed Zinebi, suo cugino. Appena che Noreddin, figliuolo del visir Khacan, latore di questo foglio, te l’avrà consegnato, e che tu l’avrai letto, spogliati all’istante del manto reale, mettiglielo sulle spalle, e fallo sedere al tuo posto, e non mancare. Addio.»»

«Piegò poi il califfo e sigillò la lettera, e senza palesarne il contenuto a Noreddin: — Prendete,» gli disse, «ed andate ad imbarcarvi subito sur un bastimento che sta per partire fra poco, siccome ne parte uno ogni giorno alla medesima ora; dormirete, imbarcato che vi sarete.» Il giovane prese la lettera, e partì col poco denaro che aveva indosso quando l’usciere Sangiar gli diede la sua borsa; la Bella Persiana, inconsolabile per la di lui partenza, ritiratasi a parte sul sofà, proruppe in amaro pianto.