Apri il menu principale

Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/791


373


una sola. Il tempio ergevasi a cupola in mezzo alla terrazza, alto cinquanta cubiti, talchè lo si scorgeva da varie leghe all’intorno. La lunghezza n’era di trenta, di venti la larghezza, ed il marmo rosso, ond’era fabbricato, appariva levigatissimo. La volta della cupola andava ornata di tre ordini di pitture vivacissime e di buon gusto; e tutto il tempio era generalmente pieno di tante altre pitture, bassirilievi ed idoli, da non esservi luogo in cui non se ne scorgessero dall’alto sino al basso.

«Sera e mattina praticavansi in quel tempio cerimonie superstiziose, le quali erano seguite da giuochi, da concerti d’istrumenti, danze, canti e banchetti; ed i ministri del tempio, al pari degli abitanti del luogo, non sussistevano se non delle offerte che i pellegrini in folla vi recavano dai luoghi più lontani del regno, per soddisfare ai loro voti.»

L’aurora che tingeva l’orizzonte de’ vividi suoi colori, costrinse la sultana al silenzio.


NOTTE CCCXCVI


— Sire,» continuò la domane Scheherazade, «noi lasciammo il principe Hussain che istruivasi negli usi e costumi degli abitanti di Bisnagar: questo principe fu eziandio spettatore d’una festa solenne che ogni anno si celebra alla corte di quel regno, alla quale i governatori delle province, i comandanti delle piazze forti, i governatori ed i giudici delle città, ed i bramini più celebri per dottrina, hanno obbligo di trovarsi, benchè ve ne siano di tanto lontani, che non mettono meno di quattro mesi a recarvisi. L’as-