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dico gli proponeva, avrebbe fatto il sultano di Cascemir per giungere al godimento delle sue brame, ch’ei riguardava omai vicino. La domane, il cavallo incantato fu tratto, per suo ordine, fuor del tesoro e posto di buon mattino nella piazza del palagio; e la voce che ben presto si sparse per tutta la città, esser quello il preparativo per una cosa straordinariissima che doveva accadere, fece sì che la gente in folla vi accorresse da tutti i quartieri, disponendovisi intanto le guardie del sultano per impedire i disordini, e lasciare intorno al cavallo uno spazio libero.

«Il sultano di Cascemir comparve, e preso posto sur un palco, circondato dai principali signori ed officiali della corte, la principessa di Bengala, accompagnata da tutta la turba delle donne assegnatele dal sultano, si accostò al cavallo incantato, e le sue seguaci l’aiutarono a salirvi. Quando fu accomodata in sella co’ piedi in ambe le staffe e colla briglia in mano, il finto medico fe’ collocare tutto intorno al cavallo parecchie cassettine piene di fuoco che avea fatto portare; e girandovi attorno, gettò in ciascuna un certo profumo, composto di più sorta d’odori squisitissimi. Raccolto quindi in sè, cogli occhi bassi e le mani incrociate al petto, girò tre volte intorno al cavallo, fingendo pronunziare varie parole; e quando que’ vasi tutti esalavano un fumo densissimo, di soave odore, talchè la principessa n’era tutta circondata in modo che si durava fatica a scorgerla non meno del cavallo, il giovane balzò leggermente in groppa dietro di lei, mise la mano al cavicchio della partenza che girò, e mentre il cavallo alzavali entrambi nell’aere, proferì ad alta voce queste parole così distintamente, che anche il sultano potè udirle: — Sultano di Cascemir, quando vorrai sposare principesse che implorano la tua protezione, impara ad ottenerne prima il consenso. —