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di cortesie e d’audizioni, l’amore fece d’ambo i lati maggior progresso, più che non in un incontro premeditato.

«Alzatisi finalmente da tavola, la principessa condusse il giovine in un gabinetto grande e magnifico per la sua costruzione, per l’oro e l’azzurro che simetricamente lo abbellivano, e sfarzosamente ammobigliato: quivi, sedutisi sul sofà che aveva amenissima vista sul giardino, il quale fu da Firuz Schah ammirato per la varietà de’ fiori, degli arbusti e degli alberi, tutti diversi da quelli di Persia, cui non la cedevano in bellezza, pres’egli da ciò occasione di legar discorso colla real fanciulla.

«— Principessa,» le disse, «aveva creduto non esistesse al mondo se non la Persia, ove si trovassero edifizi superbi e mirabili giardini, degni della maestà dei re; ma veggo che ovunque sono grandi monarchi, sanno farsi erigere dimore degne della loro grandezza e potenza; e se v’ha differenza nel modo di fabbricare e negli accessori, si somigliano però tutti nella grandezza e nello sfarzo.

«— Principe,» rispose la principessa di Bengala, «siccome non ho verun’idea dei palazzi della Persia, non posso portar giudizio sul paragone che voi ne fate col mio onde potervene esternare il mio parere; ma per quanto sincero possiate essere, duro fatica a persuadermi che sia giusto, e mi permetterete di credere avervi molta parte la compiacenza. Non voglio però disprezzare il mio palazzo: avete occhi troppo buoni, e siete di troppo buon gusto per non giudicarne il vero valore; ma vi assicuro di trovarlo mediocrissimo quando lo confronto con quello del re mio padre, che lo supera infinitamente in grandezza, bellezza e magnificenza. Me ne direte voi stesso la vostra opinione quando lo avrete veduto. Poichè il caso v’ha guidato sino alla capitale di questo regno, non