Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/522


108


necessarie al servigio della principessa. Tu devi comprendere qual è la mia intenzione: va dunque, e torna quando tutto sarà fatto. —

«Il sole era già tramontato, quando il giovane finiva d’incaricare il genio della costruzione del palazzo, da lui immaginato. Alla domane, ai primi albori, Aladino, cui l’amore della principessa non permetteva di dormire tranquillamente, erasi appena alzato, che il genio gli si presentò davanti. — Padrone,» gli disse, «il vostro palazzo è terminato; venite a vedere se ne siete contento.» Accondiscesovi il giovane, il genio ve lo trasportò in un attimo; lo trovò egli tanto superiore alla sua aspettativa, che non potea saziarsi dall’ammirarlo. Lo condusse il genio in tutti i luoghi, e dovunque non trovò che ricchezze e stupenda magnificenza, con ufficiali e schiavi, tutti vestiti a norma del loro grado, e secondo i servigi cui erano destinati. Nè mancò, come una cosa tra le principali, di fargli vedere il tesoro, del quale apertagli la porta dal tesoriere, il giovane potè osservarvi un mucchio di borse di varie grandezze, secondo le somme che contenevano, innalzantisi sino alla volta, e disposte in un ordine che faceano piacere a mirarle. Uscendo, il genio lo assicurò della fedeltà del tesoriere, indi lo condusse alle scuderie, e gli fe’ notare i più bei cavalli che esistessero, ed i palafrenieri in gran movimento, occupati a governarli. Lo guidò poscia per magazzini pieni di tutte le provvisioni necessarie agli ornamenti dei cavalli ed al loro nutrimento.

«Esaminato ch’ebbe Aladino tutto il palazzo, d’appartamento in appartamento e di luogo in luogo, da cima a fondo, e specialmente il salone delle ventiquattro finestre, e trovatovi ricchezza e magnificenza, con ogni sorta di comodi superiori a ciò che se n’era ripromesso, disse allo spirito: — Genio, non