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trovò tutti i suoi ufficiali, che avevano passata la notte a cercarlo, e stavano assai inquieti per lui. Lietissimi di ritrovarlo, rimasero del pari maravigliati vedendolo accompagnato da una dama d’incantevol bellezza. Ei raccontò loro in qual modo l’avesse incontrata ed il pericolo corso nell’avvicinarsi alla capanna, ove avrebbe perduto senza dubbio la vita se il gigante avesselo scorto. Un officiale prese quindi in groppa la donna, ed un altro portò il fanciullo.

«Giunsero in quell’equipaggio al palazzo di mio padre, che diede un appartamento alla bella Saracena, e fece con somma cura educare il fanciulletto. La dama non fu insensibile alle bontà del re, ed ebbe per lui tutta la riconoscenza che potesse desiderare. Da principio parve molto inquieta ed impaziente perchè il marito non la cercasse; ma a poco a poco cessò dall’inquietudine: le attenzioni che mio padre le usava, ne calmarono l’impazienza, e credo che infine sarebbesi lagnata colla fortuna di avvicinarla a’ parenti, più che non d’avernela allontanata.

«Frattanto il figlio di quella signora crebbe d’anni; era di leggiadro aspetto, e siccome non mancava di spirito, trovò mezzo di piacere al re mio padre, il quale lo prese in molta amicizia. Tutti i cortigiani se ne avvidero, e stimarono che quel giovane potesse sposarmi. In tal idea, e risguardandolo già come erede della corona, si attaccarono a lui, e ciascuno cercava di guadagnarsene l’amicizia. Penetrò egli il motivo del loro attaccamento, se ne applaudì, e dimenticata la distanza esistente fra le nostre condizioni, si lusingò che, in fatti, mio padre lo amasse tanto da preferire la sua parentela a quella di tutti i principi della terra. Fece di più: tardando troppo il re, a parer suo, ad offrirgli la mia mano, ebbe l’ardire di chiedergliela. Benchè la sua audacia meritasse castigo, mio padre contentossi di