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de’ Geni. Quando vi giunsero, la donzella, la quale aveva fatto il viaggio in lettiga, e che il principe non aveva più veduta dal giorno delle nozze in poi, disse a Mobarec: — In quai luoghi siamo? Staremo poco a giungere negli stati del principe mio marito? — Signora,» rispose Mobarec, «è tempo di disingannarvi. Il principe Zeyn non vi ha sposata se non per tirarvi dalle mani di vostro padre. Ned è per rendervi sovrana di Balsora ch’egli v’ha data la sua fede, ma bensì per consegnarvi al re de’ Geni, che gli richiese una giovane del vostro carattere.» A tali parole, la fanciulla si mise a piangere amaramente, lo che intenerì moltissimo il principe e Mobarec. — Abbiate pietà di me,» diceva essa; «io sono straniera: risponderete davanti a Dio del tradimento che mi faceste.

«Inutili furono le sue lagrime ed i lamenti: essi la presentarono al re de’ Geni, il quale, guardatala con attenzione, disse a Zeyn: — Principe, sono contento di voi. La giovane che m’avete condotta è vezzosa e casta, e lo sforzo che faceste per mantenermi la parola, m’è assai grato. Tornate ne’ vostri stati: quando entrerete nel sotterraneo ove sono le otto statue, vi troverete la nona che v’ho promessa; ve la farò subito trasportare da’ miei geni.» Zeyn ringraziò il re, e riprese la strada del Cairo insieme a Mobarec; ma non si trattenne a lungo in quella città, chè l’impazienza di ricevere la nona statua gli fece precipitar la partenza. Frattanto non lasciava di pensare sovente alla giovine, da lui sposata, e rimproverandosi l’inganno usatole, riguardavasi siccome la cagione e l’istrumento della sua disgrazia. — Aimè!» diceva fra sè; «l’ho rapita alle tenerezze del di lei genitore per sagrificarla ad un genio! Oh beltà impareggiabile, meritavi miglior sorte! —

«II principe Zeyn, occupato de’ suoi pensieri,