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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/193


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il mio cuore alla principessa di Samandal sulla semplice descrizione della sua bellezza: la vidi, e non mi pentii del dono che le feci. In fatti, non può esistere sulla terra, nè sotto l’onde una donna che le possa stare in confronto. Vero è che dietro la mia dichiarazione, mi ha trattato in guisa da poter estinguere la fiamma d’ogni altro amante meno di me acceso dell’amor suo; ma essa è scusabile, e non poteva trattarmi meno rigorosamente, dopo la prigionia del suo genitore, di cui io non cessava d’essere la cagione, benchè innocente. Forse il re di Samandal avrà cangiato di parere, ed essa non avrà più ripugnanza ad amarmi e darmi la sua mano, quand’egli vi abbia acconsentito.»


NOTTE CCLXVIII


— «Figlio mio,» replicò la regina Gulnara, «se non esiste al mondo che la principessa Giauara capace di rendervi felice, non è mia intenzione oppormi alla vostra unione, se è possibile che avvenga. Mio fratello faccia venire il re di Samandal, e così sapremo in breve, s’egli è sempre poco trattabile com’è stato. —

«Per quanto strettamente custodito fosse stato il re di Samandal dal momento della sua cattività fin allora, per ordine di Saleh, lo avevano però sempre trattato con molti riguardi, ed erasi addomesticato cogli ufficiali che lo custodivano. Il re Saleh si fe’ recare un bracere col fuoco, e gettatavi certa composizione, pronunciò alcune misteriose parole, ed appena il fumo cominciò a sollevarsene, il palazzo tremò, e videsi comparire il re di Samandal cogli officiali di