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«Il principe ed il vecchio interruppero il loro colloquio per guardare la vecchia, e Beder le domandò per qual motivo piangesse. — Signore,» rispose la vecchia, «la vostra cavalla somiglia tanto ad una che aveva mio figlio, e cui piango ancora per amor suo, che la crederei quella medesima, se non fosse morta. Vendetemela, ve ne supplico, ve la pagherò ciò ch’essa vale, ed inoltre ve ne sarò infinitamente grata.

«— Buona donna,» riprese il re di Persia, «mi dispiace di non potervi accordare quello che mi chiedete; la mia cavalla non è da vendere. — Ah! signore,» insistè la vecchia, «non me la negate, ve ne scongiuro in nome di Dio! Morremo di dispiacere, mio figliuolo ed io, se non ci concedete questa grazia. — Buona madre,» replicò Beder, «ve la cederei volentieri, se fossi determinato a disfarmi di una sì buona bestia; ma quando così pur fosse, non credo che me ne vorreste dare mille pezze d’oro; poichè in tal caso non la stimerei meno. — E perchè non potrei darvele?» ripigliò la vecchia. «Acconsentite a venderla, e son subito a contarvele. —

«Beder, il quale vedeva la vecchia assai poveramente vestita, non potè credere ch’ella fosse in istato di possedere una così grossa somma; laonde, per provare se terrebbe il mercato: — Datemi il denaro,» le disse, «e la cavalla è vostra.» La vecchia staccò subito una borsa che le pendeva dalla cintura, e presentatogliela: — Pigliatevi l’incomodo di smontare,» gli disse, «per vedere se c’è tutto il danaro; nel caso che non vi fosse, avrò in breve trovato il resto; la mia casa non è lontana. —

«La maraviglia del giovine principe, quando vide la borsa, fu estrema. — Buona donna,» ripigliò egli, «non vedete che quanto vi dissi, non fu che per celia? Vi ripeto che la mia bestia non è da vendere. —