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diamanti, con una sella d’oro ed una gualdrappa d’inestimabile valore. Le damigelle salutarono anch’esse il vecchio mentre passavano, e la regina, colpita dall’avvenenza di Beder, si fermò davanti alla bottega. — Abdallah,» disse al vecchio (così chiamavasi questi), «ditemi, vi prego, è vostro questo schiavo sì vezzoso? È molto tempo che ne avete fatto l’acquisto? —

«Prima di rispondere alla regina, Abdallah si prostrò a terra, ed alzatosi: — Potente signora,» le disse, «è mio nipote, figliuolo d’un mio fratello morto da poco tempo. Siccome non ho prole, lo tengo come mio figlio, e l’ho fatto venire per mia consolazione, e perchè raccolga, dopo la mia morte, il poco che avrò da lasciargli.»


NOTTE CCLXI


— La regina Laba, la quale non aveva ancor veduto alcuno paragonabile a Beder, e già sentivasi presa per lui d’una forte passione, pensò, a tale discorso, di fare in modo che il vecchio glielo cedesse. — Buon padre,» ripigliò ella, «non vorreste usarmi l’amicizia di farmene dono? Non me lo negate, ve ne prego. Giuro pel fuoco e per la luce di farlo sì grande e potente, che mai uomo al mondo avrà raggiunta sì alta fortuna. Quando pur avessi idea di recar male a tutto il genere umano, egli sarà il solo, cui mi guarderò bene di farne. Spero che mi accordiate ciò che vi domando, e ripongo questa fiducia più ancora sull’amicizia che so avete per me, che non sulla stima in cui ho ed ebbi sempre la vostra persona.

«— Signora,» rispose il buon Abdallah, «sono