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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/164


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vendicata del maltrattamento fatto da Saleh al re di Samandal suo padre.

«Il re ebbe molto minor difficoltà a prestar fede a quella storia, conoscendo la moglie per una maga delle più abili che fossero mai state al mondo, e che siccome essa non ignorava nulla di tutto ciò che accadeva, veniva egli alla prima informato, per di lei mezzo, dei sinistri disegni de’ re suoi vicini contro di lui, e così li preveniva. Ebbe quindi compassione del re di Persia, e pregò istantemente la consorte di sciogliere l’incantesimo che lo teneva sotto quella forma.

«Acconsentì la regina con piacere, e: — Sire,» disse al re, «si degni vostra maestà d’entrare coll’uccello nel gabinetto, ed io le farò in pochi istanti vedere un principe degno della considerazione ch’ella ha per lui.» L’uccello, il quale aveva tralasciato di mangiare per istar attento al discorso dei reali sposi, non diede al re l’incomodo di prenderlo, ma passò pel primo nel gabinetto, e la regina v’entrò poco dopo con un vaso d’acqua in mano, su cui pronunciate certe sconosciute parole, finchè l’acqua cominciasse a bollire, ne prese allora alquanta in mano, e gettatala sull’uccello:

«— In virtù delle sante e misteriose parole or ora proferite,» disse, «ed in nome del Creatore del cielo e della terra, che risuscita i morti e mantiene l’universo nel suo stato, lascia questa forma d’uccello, e riprendi quella che ricevesti dal tuo Creatore. —

«Aveva la donna appena terminate queste parole, che, invece dell’uccello, il re vide comparire un giovane di bella statura, il cui leggiadro aspetto e l’aria distinta lo colpirono. Beder si prosternò prima di tutto, e rese grazie a Dio del favore concessogli: poscia, rialzatosi, prese la mano del re, e la baciò,