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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/117


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o sire, non posso darvi altra maggior soddisfazione se non annunciandovi che sono incinta: desidero con voi che sia un maschio. Ciò che dir vi debbo, o sire,» soggiunse, «si è che senza la mia gravidanza (prego la maestà vostra di perdonare alla mia sincerità), io era risoluta a non amarvi mai, come pure a conservare un perpetuo silenzio, e che ora invece vi amo quanto debbo. —

«Il re di Persia, lieto d’aver udito parlare la bella schiava per annunciargli una nuova che tanto l’interessava, l’abbracciò teneramente. — Luce vivissima degli occhi miei,» le disse, «io non poteva risentire una maggior allegrezza di quella, della quale mi riempite. Mi avete parlato, e palesata la vostra gravidanza; non capisco più in me medesimo dopo questi due argomenti di giubilo, cui non mi attendeva. —

«Nel trasporto di letizia, nel quale trovavasi il re di Persia, non disse di più alla bella schiava, e la lasciò, ma in modo da far comprendere che in breve sarebbe tornato. Siccome voleva che il motivo della sua gioia fosse reso pubblico, lo manifestò agli officiali, e fece chiamare il suo gran visir, arrivato il quale, lo incaricò di distribuire centomila pezze d’oro ai ministri della sua religione, che facevano voto di povertà, agli ospitali ed agl’indigenti, in rendimento di grazie a Dio; e la sua volontà fu eseguita pegli ordini di quel ministro.

«Dato quest’ordine, il re di Persia tornò alla bella schiava, e: — Signora,» le disse, «scusatemi se vi lasciai sì repentinamente: me ne avete data voi medesima l’occasione; ma vi contenterete che ve ne parli un’altra volta; ora desidero sapere da voi cose di molta maggior conseguenza. Ditemi, ve ne supplico, mia dilettissima, qual ragione sì forte avevate per vedermi, sentirmi parlare, mangiare e