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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/114


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dall’altra. Ne approfittò egli per domandare alle donne che gli presentavano il bacino e la salvietta, se la giovane non avasse loro mai parlato, e quella che prese la parola, rispose: — Sire, noi non l’abbiamo veduta nè udita parlare più di quello che l’abbia sentita vostra maestà. L’abbiamo servita nel bagno; l’abbiamo pettinata, acconciata, vestita nella sua stanza, e mai non ha aperta la bocca per dirci: Questo va bene, ne sono contenta. Noi le domandavamo: Signora, non avete bisogno di nulla? Bramate qualche cosa? Chiedete: domandateci. Non sappiamo se sia disprezzo, afflizione, imbecillità, o se sia muta; non abbiamo potuto cavarne una sola parola: ecco tutto ciò che possiamo dire a vostra maestà. —

«Il re di Persia, ciò udendo, fu più sorpreso di prima per quanto veniva a rilevare, e siccome credè che la schiava potesse avere qualche motivo di afflizione, volle tentar di rallegrarla, facendo a tal fine una riunione di tutte le dame del suo palazzo. Vennero tutte, e quelle che sapevano toccar di strumenti, ne suonavano; le altre cantarono o ballarono, o fecero l’uno e l’altro in pari tempo. Sollazzarono finalmente il re con varie sorta di giuochi. La schiava sola non prese veruna parte a tutti quei divertimenti; ma rimase al suo posto, sempre cogli occhi bassi, e con una tranquillità, di cui tutte le donne non furono sorprese meno del re. Ritiraronsi infine, ciascuna alle proprie stanze, ed il re, rimasto solo, dormì colla bella schiava.

«All’indomani il re si alzò più contento che non lo fosse stato di quante donne avesse mai fin allora vedute, e più appassionato per la bella schiava del giorno prima. E lo manifestò in breve, risolvendo di attaccarsi unicamente a lei, ed eseguì tale risoluzione. Lo stesso giorno congedò tutte le altre sue donne, donando loro i ricchi abiti, le gemme ed i monili che