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implora la vostra clemenza, e vi domanda mille volte perdono.» Siccome in quel momento i camerieri avevano finito di vestirlo, egli, scendendo dal trono, gli disse: — Alzati, ti perdono. —

«Si volse quindi alla Bella Persiana, la quale aveva sospeso il suo dolore allorchè si avvide che il giardino ed il padiglione appartenevano a quel principe, e non a Sceich Ibrahim, come questi avea finto, e ch’era egli medesimo in persona così travestito da pescatore, e: — Bella Persiana,» le disse, «alzatevi e seguitemi. Dopo ciò che vedeste, dovete conoscere chi sia io, e che non sono uomo da prevalermi del donativo fattomi da Noreddin della vostra persona con una generosità senza pari. L’ho mandato a Balsora per esservi re, e vi ci manderò voi pure perchè vi siate regina, appena gli avrò spedite le patenti necessarie al suo innalzamento. Intanto abiterete nel mio palazzo, ove sarete trattata secondo il vostro merito. —

«Tale discorso rassicurò e consolò la Bella Persiana per un lato molto sensibile, e si compensò appieno della sua afflizione, per la gioia di sentire che Noreddin, cui appassionatamente amava, era stato innalzato a sì grande dignità. Il califfo intanto eseguì la parola a lei data, raccomandandola anzi a Zobeide, sua consorte, dopo averle partecipato la determinazione presa riguardo a Noreddin.

«Il ritorno di questi a Balsora fu più felice e sollecito di alcuni giorni, ch’ei non avesso per sua ventura desiderato. Arrivando, non andò a trovare nè parenti, nè amici, ma recossi difilato al palazzo del re, il quale stava allora dando udienza. Ruppe la calca, tenendo la lettera in alto colla mano: gli si fece posto, ed egli la presentò. Il re la ricevette, e leggendola, cambiò di colore. La baciò tre volte, e stava per eseguire l’ordine del califfo, allorchè si avvisò di mo-