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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/730


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e dopo aver pregato il principe d’amare sempre la sua figliuola come faceva, li lasciò continuare il loro viaggio, e tornò, cacciando, alla sua capitale.

«Il principe Camaralzaman e la principessa Badura ebbero appena asciugate le lagrime, che più non pensarono se non all’allegrezza del re Schahzaman al vederli ed abbracciarli, ed a quella che ne avrebbero essi medesimi provato.

«Dopo un mese circa che trovavansi in cammino, giunsero ad prateria di vasta estensione, ove di spazio in ispazio sorgevano alberi altissimi, che spandevano intorno gratissima ombra. Essendo il caldo estremo in quel giorno, Camaralzaman stimò a proposito d’accamparvi, e ne parlò alla principessa Badura, la quale tanto più facilmente vi acconsentì, in quanto che simile n’era il desiderio. Smontarono pertanto in un bel sito, ed appena eretta la tenda, la principessa Badura, che stava seduta all’ombra, vi entrò, mentre il giovane principe dava i suoi ordini pel resto dell’accampamento; per restare in maggior libertà, si fece ella sciogliere la cintura, che le sue donne le misero accanto: quindi, siccome era stanca, si addormentò, e le sue donne la laciarono sola.

«Quando tutto fu regolato nel campo; il principe Camaralzaman venne anch’egli alla tenda, ed avvistosi che la sua sposa dormiva, entrò, e si mise a sedere senza far rumore. Mentre aspettava d’addormentarsi ei pure, prese la cintura delle principessa, ne guardò ad uno ad uno i diamanti ed i rubini, onde andava adorna, e scorse una picciola borsa ben cucita sulla stella e chiusa con un cordoncino. La toccò, e sentì che conteneva qualche cosa resistente. Curioso di sapere cosa fosse, aprì la borsa, e ne trasse una corniola su cui vide incise figure e caratteri a lui ignoti. — Bisogna,» disse tra sè, «che questa corniola sia alcun che di prezioso: la mia consorte