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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/73


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— Ebbene, incredulo, eccomi dentro al vaso, ora mi presti tu fede?

«Il pescatore, invece di rispondere, prese il coperchio di piombo, e chiusone prontamente il vaso, sclamò: — O genio, chiedimi mercè alla tua volta, o scegli di qual morte vuoi ch’io ti faccia perire. Ma no, è meglio ch’io ti getti di nuovo nel mare, al medesimo luogo donde ti trassi; poi farò costruire una casa su questa riva, ov’io abiterò per avvisare tutti i pescatori che qui verranno a gettar le reti, di guardarsi dal cavar dall’acqua un genio sì maligno qual tu sei, che giurò di sterminare chi lo metta in libertà.

«A tai detti offensivi irato il genio fece ogni sforzo per uscire dal vaso, ma non riescì, perchè l’impronta del suggello del profeta Salomone, figlio di David, glielo impediva. Vedendo adunque che il pescatore aveva vinto, pigliò il partito di dissimulare la propria collera. — Pescatore,» disse con più dolce accento, «guardati dal fare quanto dicesti. Quelle mie parole furono un semplice scherzo, e tu non devi pigliar la cosa sul serio. — O genio,» rispose il pescatore, «tu che poc’anzi eri il più grande, ed ora sei il più piccolo dei geni, sappi che i tuoi discorsi artifiziosi nulla ti gioveranno. Tu tornerai in fondo al mare; se vi dimorasti il tempo che m’hai detto, puoi ben restarvi fino al dì del giudizio. Io ti scongiurai in nome di Dio di non togliermi la vita, tu respingesti le mie preghiere; ora a me tocca renderti la pariglia.» Il genio non risparmiò nulla onde commovere il pescatore. — Apri il vaso,» disse, «rendimi la libertà, te ne supplico: io ti prometto che sarai contento di me. — Tu sei un traditore,» soggiunse il vecchio accorto, «ed io meriterei di perdere la vita, se avessi l’imprudenza di fidare in te. Tu non mancheresti di trattarmi nella guisa stessa onde un certo