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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/725


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«Rimase l’eunuco estremamente sorpreso della sicurezza, colla quale il principe gli parlava; cessò dallo schernirlo, e parlandogli seriamente: — Non importa,» gli disse, «che ciò avvenga qui o là. In qualunque maniera accada, acquisterete gloria immortale, in questa corte non solo, ma ben anco per tutta la terra abitata.

«— È dunque meglio,» ripigliò il principe, «che la guarisca senza vederla, affinchè tu renda testimonianza della mia abilità. Per quanto grande sia l’impazienza mia di vedere una principessa di sì alto lignaggio, che dev’essere mia sposa, nondimeno, in considerazione tua, voglio privarmi alcuni momenti di tal diletto.» Trovandosi munito di quanto serviva a distinguere un astrologo, cavò fuori carta e calamaio, e scrisse alla principessa della China il seguente viglietto:


VIGLIETTO DEL PRINCIPE CAMARALZAMAN ALLA PRINCIPESSA DELLA CHINA.


«Adorabile principessa, l’amoroso principe Camaralzaman non vi parla de’ mali inesprimibili che soffre dalla fatal notte che le vostre attrattive perdere gli fecero una libertà cui avea risoluto di conservare, per tutta la vita. Vi dichiara soltanto che allora ei vi diede il suo cuore mentre eravate immersa nel vostro leggiadro sonno: sonno importuno, che lo privò del vivo splendore delle vostre bellissime luci, malgrado i suoi sforzi per indurvi ad aprirle. Osò egli perfino di darvi il proprio anello in contrassegno dell’amor suo, e prendersi in cambio il vostro, che ora vi manda in questo viglietto. Se vi degnate rimandarglielo come pegno reciproco