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perbo, che cosa osate dire? Sono più di mille e ottocento anni che Salomone, il profeta di Dio, è morto, e noi siamo ora alla fine dei secoli. Raccontatemi la vostra storia, e per qual motivo eravate chiuso in codesto vaso.

«A tali parole, il genio guatò con fierezza il vecchio, e risposegli: — Parla più cortesemente con me: tu sei ben temerario per chiamarmi spirito superbo. — Or bene,» disse il pescatore, «vi parlerò io più urbanamente chiamandovi gufo della felicità? — Ti dico,» soggiunse il genio, «di parlarmi più cortese, anzi ch’io ti uccida. — E perchè mi ucciderete voi?» rispose il pescatore. «Io v’ho posto adesso in libertà: l’avete già dimenticato? — No, me ne ricordo,» ripigliò il genio; « ciò però non m’impedirà di farti morire, ed una sola grazia posso concederti. — E qual è questa grazia?» chiese il pescatore. — Di lasciarti scegliere il genere di tua morte. — Ma,» soggiunse il pescatore, « in che cosa vi ho mai offeso? È questo il modo di ricompensarmi del beneficio che v’ho recato? — Io non posso trattarti altrimenti,» disse il genio, «e affinchè ne sii persuaso, odi la mia storia.... Io son uno degli spiriti rubelli che si opposero ai voleri di Dio. Tutti gli altri geni riconobbero il gran Salomone, profeta di Dio, e gli si assoggettarono. Noi soli, Sacar ed io, non volemmo piegarci a tanta viltade. Per vendicarsi, quel potente monarca incaricò Assaf, figlio di Barakhia suo primo ministro, di prendermi; ciò fu eseguito sull’istante. Assaf s’impadronì di me, malgrado la mia energica resistenza, e mi trascinò davanti al trono del re tuo signore, Salomone, figlio di David, il quale mi comandò di abbandonare il mio tenore di vita, di riconoscere il suo potere, e sottopormi a’ suoi comandi. Io ricusai altamente di obbedirgli, e preferii espormi