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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/683


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indifferenza. Verso sera si alzò, fece la sua preghiera, e letti alcuni capitoli del Corano colla medesima tranquillità, come se fosse stato nel suo appartamento, si coricò, lasciando accesa la lampada che avea deposta presso al letto, e si addormentò.

«Eravi in quella torre un pozzo che, di giorno, serviva d’asilo ad una fata chiamata Maimona, figlia di Damriat, re o capo d’una legione di geni. Era circa mezzanotte, quando Maimona si slanciò leggermente all’alto del pozzo per andare pel mondo, secondo il suo costume, ove la curiosità la portasse; grande ne fu lo stupore vedendo lume nella stanza del principe. Vi entrò, e senza fermarsi allo schiavo, che stava coricato alla porta, accostossi al letto, di cui ammirò la magnificenza; ma rimase assai più sorpresa, accorgendosi che qualcuno vi era coricato.

«Aveva il principe Camaralzaman il volto mezzo nascosto sotto la coperta: Maimona, alzandola un poco, vide il più bel giovane che avesse mai veduto in alcun sito della terra abitata, da lei spesse volte percorsa. — Che splendore,» pensò la fata, «o piuttosto qual prodigio di bellezza non dev’essere, quando questi occhi, che nascondono palpebre sì ben formate, saranno aperti! Qual motivo di malcontento può egli aver dato per venir trattato in maniera cotanto indegna dell’alto suo grado?» Poichè la fata aveva già udito parlarne, e sospettava dell’affare.

«Non poteva Maimona stancarsi dall’ammirare il principe; ma infine, dopo averlo baciato su ciascuna guancia ed in mezzo alla fronte senza svegliarlo, rimise la coperta al posto di prima, e spinse il suo volo nell’aere. Sollevatasi ben alto verso la media regione, fu colpita da uno strepito d’ali che la decise a volare dalla medesima parte, ed accostatasi, vide ch’era prodotto da un genio, di quelli che si ribellarono a Dio; perchè, quanto a Maimona, era