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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/682


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impiegò tutti i mezzi possibili onde vincerne la ripugnanza: ma egli deluse tutte le ragioni, ch’essa potè addurgli, con altre ragioni alle quali non sapeva come rispondere, e rimase irremovibile.

«Passò l’anno, e con gran dolore del sultano Schahzaman, non diede Camaralzaman il minimo indizio di aver cangiato sentimento. E un giorno di consiglio solenne in fine, che il primo visir, gli altri visiri, i principali ufficiali della corona ed i generali dell’esercito erano tutti adunati, prese il sultano la parola, e disse al principe: — Figliuolo, è molto tempo ch’io vi dimostrai il mio gran desiderio di vedervi ammogliato, ed attendeva da voi maggior compiacenza per un padre il quale nulla esigeva che ragionevole non fosse. Dopo una sì lunga resistenza da parte vostra, che ha spinta la mia pazienza agli estremi, vi spiego il medesimo desiderio alla presenza del mio consiglio. Non si tratta più di compiacere semplicemente ad un padre, al quale non dovreste aver mai negata la vostra adesione; si tratta che il bene de’ miei Stati lo esige, e che tutti questi signori lo chieggono con me. Spiegatevi adunque, affinchè, secondo la vostra risposta, io possa pensare al partito cui debbo appigliarmi. —

«Il principe Camaralzaman rispose con sì poco ritegno, o piuttosto con tal veemenza, che il sultano, giustamente irritato della confusione onde un figliolo copriva in pieno consiglio, sclamò: — Come! figlio maturato, avete l’insolenza di parlare in tal modo al vostro padre e vostro sultano?» Lo fece quindi arrestare dagli uscieri, e condurre in un’antica torre, abbandonata da lungo tempo, ove fu rinchiuso, con un letto, pochi altri mobili, alcuni libri, ed un solo schiavo per servirlo.

«Camaralzaman; contento di avere la libertà di trattenersi co’ suoi libri, riguardò la sua prigionia con