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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/677


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vi? Ricuserete ancora di darmi la gioia che dalla vostra obbedienza aspetto; e volete lasciarmi morire senza concedermi questa soddisfazione? —

«Parve il principe meno sconcertato della prima volta, e non esitò a rispondere con fermezza in questi termini: — Sire, non ho lasciato di pensarci con tutta l’attenzione che doveva; ma avendovi maturamente riflettuto, mi sono viemeglio confermato nella risoluzione di vivere senza impegnarmi nel matrimonio. In fatti, i mali infiniti che le donne hanno cagionato in tutti i tempi nell’universo, come potei ampiamente impararlo nelle nostre storie, e ciò che sento dire ogni giorno della loro malizia, sono i motivi che mi persuadono a non volere in vita mia verun legame con esse. Vostra maestà dunque vorrà perdonarmi, se oso rappresentargli esser inutile che mi parli ulteriormente di prender moglie.» Qui tacque, e lasciò il sultano suo padre bruscamente, senza aspettare che gli replicasse.

«Ogni altro monarca, fuor del re Schahzaman, avrebbe molto penato a non isdegnarsi dell’ardire con cui avevagli parlato il principe suo figliuolo, ed a non farnelo pentire; ma egli lo amava, e voleva usare tutte le vie di dolcezza prima di costringerlo. Comunicò pertanto al suo primo ministro il nuovo motivo di dispiacere datogli dal principe. — Ho seguito,» gli disse, «il vostro consiglio; ma Camaralzaman è più lontano dall’ammogliarsi che non lo fosse la prima volta che gliene parlai; e si è spiegato in termini così arditi, ch’ebbi d’uopo della mia ragione e di tutta la moderazione mia per non adirarmi con lui. I padri che domandano figli coll’egual istanza ond’io ho invocato questo, sono tanti insensati che cercano privarsi essi medesimi del riposo, delle quale da loro soli dipende di godere tranquillamente. Ditemi, vi prego, per quali mezzi potrò ricondurre all’obbedienza uno spirito sì rubello a’ voleri miei?