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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/676


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danno le donne, come benissimo comprendo, ma bensì per quanto ho letto delle loro furberie, delle cattiverie e perfidie loro ne’ nostri autori. Forse non sarò sempre del medesimo sentimento. Pur sento tuttavia che mi occorre qualche tempo prima di determinarmi a ciò che vostra maestà esige da me.»

Scheherazade voleva proseguire; ma scorgendo che il sultano delle Indie, il quale erasi avvisto che il giorno spuntava, già usciva dal letto, cessò di parlare. La notte seguente però riprese la novella medesima, e disse:


NOTTE CCXII


— Sire, la risposta del principe Camaralzaman afflisse estremamente il sultano suo padre. Quel monarca provò un vero dolore di trovare in lui sì grande ripugnanza pel matrimonio. Non volle nondimeno trattarla da disobbedienza, nè usare della paterna autorità, e si contentò di dirgli:

«— Non pretendo contrariare su questo punto il desiderio vostro; vi do tempo di riflettervi, e di considerare che un principe come voi, destinato a governare un gran regno, deve prima pensar a darsi un successore. Procurandovi questa soddisfazione, me la farete provare anche a me medesimo, e sarò ben lieto di vedermi rivivere in voi e nei figli che potrete avere. —

«Schahzaman non disse di più al principe Camaralzaman. Lo accolse ne’ consigli de’ suoi stati, e si mostrò compiacente a tutte le di lui brame. Scorso un anno, lo prese in disparte, e gli disse: — Or bene, figliuolo, vi siete ricordato di riflettere al disegno ch’io aveva fin dall’anno passato di ammogliar-