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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/673


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«— Se ciò che vostra maestà mi chiede,» rispose il saggio ministro, «dipendesse dalle regole comuni della saviezza umana, ella avrebbe la soddisfazione che tanto ardentemente desidera; ma confesso che la mia esperienza e le mie cognizioni sono inferiori a ciò ch’ella mi propone: non v’ha che Iddio solo al quale si possa ricorrere in simili bisogni: in mezzo alle nostre prosperità, che spesso ce lo fanno dimenticare, egli si compiace di mortificarci in qualche cosa, onde obbligarne a pensare a lui, a riconoscerne l’onnipotenza, e domandargli quello che da lui solo dobbiamo attendere. Voi avete sudditi che fanno speciale professione di onorarlo, servirlo, e vivere dura vita per amor suo: sarebbe mia opinione, che vostra maestà lor facesse elemosine, esortandoli ad unire le preghiere loro alle vostre. Può darsi che nel gran numero se ne trovi qualcuno abbastanza puro ed accetto a Dio per ottenere da lui che esaudisca i vostri voti. —

«Aggradì il re Schahzaman tale consiglio, e ringraziatone il gran visir, ordinò quindi che si portassero ricche elemosine a ciascuna comunità di quella gente consacrata a Dio: fece anzi venire i superiori, e dopo averli trattati ad un frugale banchetto, spiegò ad essi la propria intenzione, e li pregò di avvertirne i divoti che trovavansi sotto la loro obbedienza.

«Schahzaman ottenne dal cielo quanto bramava; ciò apparve in breve per la gravidanza d’una delle sue mogli, che in capo a nove mesi diè in luce un figliuolo. In rendimento di grazie, spedì alla comunità dei Musulmani divoti nuove elemosine degne della grandezza e della potenza sua; e fece celebrare la nascita del principe, non solo nella capitale, ma in tutta l’estensione de’ suoi stati eziandio, con feste pubbliche per un’intiera settimana. Gli fu portato il principino appena nato, nel quale egli trovò