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sta così,» rispose Bacbuc; «oggi saranno fatti prima d’escire di bottega; potete venirli a prendere verso la fine del giorno.» La mugnaia si fece spesso vedere alla finestra, e prodigò i suoi vezzi a mio fratello per dargli coraggio. Era bello il vederlo lavorare; i calzoncini furono presto finiti, e la schiava venne a pigliarli; ma non portò al sarto nè il denaro sborsato pei fornimenti dell’abito e dei calzoncini, nè di che pagargli la fattura dell’uno e degli altri. Intanto, quel disgraziato amante preso a gabbo in tal modo, ed il quale non se ne accorgeva, non avendo mangiato nulla in tutto il giorno, fu costretto a prendere in prestito qualche moneta per comprarsi da cena. Il giorno seguente, appena giunto alla bottega, la giovane schiava venne a dirgli che il mugnaio desiderava parlargli. — La mia padrona,» soggiunse, «vi ha lodato tanto, mostrandogli il vostro abito, che vuole anch’egli farvi lavorare per lui. Essa fecelo espressamente, affinchè la relazione che vuol istabilire tra voi e suo marito, serva alla buona riuscita di quello che entrambi desiderate.» Mio fratello si lasciò persuadere, ed andò colla schiava al mulino, ove il mugnaio lo accolse assai bene, e presentatagli una pezza di tela: — Ho bisogno di camice,» gli disse; «ecco della tela: vorrei me ne faceste venti; se ne avanza, me la restituirete....»

Scheherazade, colpita d’improvviso dalla luce diurna che cominciava ad illuminare l’appartamento di Schahriar, tacque a quelle parole. La notte seguente, proseguì la storia di Bacbuc: