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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/304


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fosse qualche naufrago al par di me; accostatomi, lo salutai; ed ei mi fece un semplice inchino di testa. Gli domandai cosa là facesse; ma invece di rispondere, mi fe’ segno di prenderlo sulle spalle e portarlo al di là del ruscello, facendomi comprendere che voleva andare a coglier frutti.

«Credetti in fatto avesse bisogno ch’io gli prestassi quel servigio; laonde, postomelo in collo, passai il ruscello. — Scendete,» gli dissi allora, abbassandomi per agevolargli la discesa. Ma invece di lasciarsi andare al suolo (ne rido ancora ogni qual volta ci penso), quel vecchio, che m’era sembrato decrepito, mi passò leggermente intorno al collo le gambe, la cui pelle somigliava a quella d’una vacca, e mi si pose cavalcioni sulle spalle, stringendomi sì forte la gola, che poco mancò mi strangolasse. Colto da spavento, caddi svenuto....»

Qui Scheherazade fu obbligata a fermarsi, essendo per comparire il giorno; ma proseguì la sua storia verso la fine della notte seguente:


NOTTE LXXXIV


— «Malgrado il mio svenimento,» disse Sindbad, «l’incomodo vecchio rimase sempre attaccato al mio collo, sol allargando alquanto le gambe per darmi agio a rinvenire. Quand’ebbi ripreso l’uso dei sensi, mi appuntò con forza un piede allo stomaco, e battendomi coll’altro aspramente il fianco, mi costrinse a rialzarmi. Appena fui in piedi, mi fe’ camminare sotto gli alberi, obbligandomi a sostare per cogliere e mangiar le frutta che incontrava; non mi lasciava per tutto il giorno, e quando voleva riposar la notte, si stendeva meco per terra, sempre stretto al