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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/291


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deva, caddi in un languore, che mi fu però assai salutare, poichè avendo i negri fatto a pezzi e mangiati gli altri, là si rimasero, e vedendomi secco, scarno, informo, rimisero la mia morte a miglior tempo.

«Intanto io godeva di molta libertà, non essendovi chi badasse alle mie azioni; talchè ebbi un giorno agio d’allontanarmi dalle abitazioni dei negri e fuggire. Un vecchio che mi adocchiò e s’insospettì del mio disegno, gridommi con tutta la forza di tornar indietro; ma invece di obbedirgli, affrettai il passo, ed in breve fui fuor della sua vista. Era rimasto solo quel vecchio nelle abitazioni, essendone tutti gli altri assenti, nè dovendo tornare se non verso il tramonto, come solevano fare di sovente; laonde, sicuro che non sarebbero più a tempo d’inseguirmi quando sapessero la mia fuga, camminai tutta la notte. Mi fermai all’alba per prendere un po’ di riposo e mangiare alcuni viveri, dei quali m’era provveduto; indi rimessomi tosto in viaggio, continuai a camminare per sette intieri giorni, evitando sempre i siti che mi parevano abitati, e vivendo di noci di cocco (1), le quali mi somministravano a un tempo cibo e bevanda.

«L’ottavo giorno, giunto sulla spiaggia del mare, vidi d’improvviso molti uomini bianchi al par di me, occupati a raccoglier pepe ond’eravi colà grande abbondanza. La loro occupazione mi fu di buon augurio, e non ebbi difficoltà alcuna ad accostarmi...»

A Scheherazade tacque per quella notte, e la seguente proseguì di tal guisa:


  1. Cocco, così chiemasi il frutto e l’albero che lo produce. Questo frutto è grosso come un popone, e talvolta di più. Gli Indiani estraggono filo dalla prima scorza della noce di cocco, facendone tela. La polpa n’è dolce al palato; in questo frutto, colto di fresco, si trova un liquore buono da bere.