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ture del suo secondo viaggio alla compagnia che lo ascoltava: — Cominciai col raccogliere i più grossi diamanti che mi si offersero agli occhi, e ne empii il sacco di cuoio (1) che m’avea servito a tenervi i viveri. Presi quindi il pezzo di carne che mi parve più lungo; me lo legai strettamente intorno colla tela del turbante, ed in tale stato mi distesi bocconi contro terra, colla borsa di cuoio attaccata alla cintura, acciò non potesse cadere.

«Non appena fui in quella posizione, che le aquile vennero a prendere ciascuna un pezzo di carne che portarono via, ed una delle più forti, avendomi alzato in aria, insieme alla carne cui era legato, mi portò in cima al monte fin nel suo nido. Non mancarono allora i mercadanti di gridare per mettere in fuga le aquile, e quando le ebbero costrette a lasciare la preda, uno di loro si avvicinò a me, ma in côlto da spavento al vedermi. Pure si rassicurò, ed invece d’informarsi per quale avventura colà mi trovassi, cominciò a sgridarmi, chiedendomi perchè gli rapiva la sua roba. — Voi mi parlerete,» gli dissi, «con maggior umanità, quando m’avrete conosciuto meglio. Consolatevi,» soggiunsi, «io ho diamanti per voi e per me più che non ne avranno tutti gli altri mercanti uniti insieme. Se ne prendono, non è che per caso; ma io ho scelti in persona, nel fondo della valle, quelli che porto nella borsa che qui vedete.» E sì dicendo, gliela mostrai. Non aveva finito di parlare, che gli altri mercadanti, vedendomi, mi si affollarono intorno, maravigliati di trovarmi in quel luogo, ed io accrebbi col racconto della mia storia il loro stupore, ammirando essi non tanto lo strattagemma immaginato per salvarmi, quanto il mio ardire nel tentarlo.


  1. Gli Orientali che viaggiano ripongono le loro provvigioni in un sacco di cuoio.