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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/226


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intiero, non solo di ramoscelli, ma d’intiere piante di corallo.

«Pieno di sorpresa e d’ammirazione al vedere tante ricchezze, sclamai: — No, quando pure si raccogliessero in un medesimo luogo i tesori di tutti i re dell’universo, non pareggerebbero questo. Qual è la mia felicità di possedere, con tante amabili principesse, tutti questi beni!...

«Non mi fermerò, o signora, a farvi il minuto racconto di tutte le cose rare e preziose che vidi i giorni successivi. Solo vi dirò che non ci vollero meno di trentanove giorni per aprire le novantanove porte, ed ammirare quanto racchiudevano. Non restava dunque più che la centesima porta, il cui ingresso erami vietato....»

Il giorno, che venne ad illuminare l’appartamento del sultano delle Indie, impose qui silenzio a Scheherazade.


NOTTE LXII


L’indomani, di buon mattino, la sultana ripigliò in questi sensi la sorprendente storia del terzo calendero:

— «Mi trovava,» continuò egli, «al quarantesimo dì dalla partenza delle care principesse. Se avessi potuto in tal giorno conservare su me il potere che aver doveva, sarei oggi il più felice di tutti gli uomini, mentre invece ne sono il più sfortunato. Esse dovevano giungere il dì dopo, ed il piacere di rivederle aveva a raffrenare la mia curiosità; ma per una debolezza della quale non cesserò mai di pentirmi, soccombetti alla tentazione del demonio, che non mi diè tregua, finchè non mi fossi da me medesimo dato in braccio al castigo che poscia n’ebbi.